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PALERMO HOST

Teatro Don Bosco Ranchibile dibattito sul tema: legalità

L’insieme delle condizioni secondo le quali l’arbitrio di ognuno può coesistere con l’arbitrio degli altri, per il principio generale di libertà

Il libro di Carlo Maria Grillo (Magistrato a.r., oggi Lion del Club di Cremona), dal titolo: Riflessioni Anodine su Vendetta e Dintorni, ha dato lo spunto al Lions Club Palermo Host, per promuovere un dibattito con gli studenti del Don Bosco Ranchibile, il 15 febbraio u.s., per discutere di Legalità.

Sul palco il Prof. Gianfranco Amenta, Past Governatore Lions del Distretto 108yb Sicilia, moderatore del convegno; il Dottor Giuseppe Bianco, Presidente del Club Palermo Host; il Dottor Matteo Frasca, primo Presidente della Corte d’Appello di Palermo; il Dottor Carlo Maria Grillo, autore del libro precitato e l’Avv. Marcello Vegna, coordinatore del Service.

Breve indirizzo di saluto delle Autorità presenti: L’On.le Roberto La Galla, Assessore Regionale che così ha esordito: “Un libro molto ricco di spunti, scritto con competenza e iniziativa, concepita sempre per il bene dei ragazzi”; Il Prof. Nicola Filippone, Preside dell’Istituto Don Bosco Ranchibile, in rappresentanza di Don Domenico Saraniti, Direttore, oggi assente, che si è dichiarato lieto di ospitare questi convegni, che affrontano temi di alto spessore culturale, come quello di oggi; Il Dottor Giuseppe Bianco che onorato di presiedere Palermo Host dice: ”oggi siamo qui per parlare di legalità; grazie agli intervenuti e a chi ci ospita”. Il PDG Amenta prende ora la parola per spiegare all’uditorio i motivi di questo convegno e presenta Carlo Maria Grillo, magistrato a riposo, che, negli anni scorsi, ha ricoperto cariche di rilievo: E’ stato Procuratore della Repubblica. Presidente di Tribunale, Presidente di Corte d’Appello, Consigliere della Corte di Cassazione, Consigliere di Presidenza di Giustizia Tributaria, ch’è l’organo di autogoverno dei giudici tributari. Inoltre egli ha scritto molti libri. 

Carlo Maria Grillo prende ora la parola, “felice di essere qui, in questo bellissimo contesto; “felice di vedere tanti studenti in sala, perché i giovani gli danno qualcosa da imparare. Grazie all’ex collega Matteo Frasca, cui è legato da una salda amicizia, consolidata anni addietro, giocando nella nazionale magistrati. –“Quali sono i motivi per cui un giudice, ch’è stato 48 anni in Magistratura, scrive qualcosa sulla vendetta? Che c’entra la vendetta con la legalità? – si è chiesto – C’entra molto. In tanti anni di magistratura mi sono spessissimo trovato con questi fenomeni vendicativi o risentimenti., chiamando comportamento vendicativo ciò che da molti colleghi era liquidato come giustizia riparativa. In Cassazione insegnano ad essere concisi e compendiosi; ma cos’è la vendetta? Se ci fate caso, appartiene alla famiglia della reazione. Diceva un famoso giornalista: Se una zanzara mi punge e riesco a schiacciarla, quasi quasi mi prude di

meno.    “Oggi Grillo scrive per se e per chi vuole giungere ad un giudizio e non a un pregiudizio. Della vendetta si parla da sempre, da quando esiste l’uomo. Già il codice di Hammurabi citava “la legge del Taglione”, in modo strano, perché era prevista per le classi sociali più umili e non per i ceti alti. Quattromila anni fa i parenti delle vittime potevano intervenire contro costruttori e progettisti di opere che avevano causato disgrazie e morti ai loro cari. Altri fenomeni di vendetta le faide, presso i barbari, mentre il taglione presso i popoli più civili. L’editto di Rotari del 643 abrogò le faide, che però ci sono sempre, mentre la legge del Taglione è stata abrogata nel 1600 dal codice Sardo. Tornando al libro, egli spiega che non è un romanzo, ma un saggio, che ha come ordito, “Il Fil Rouge della Vendetta”, che si estrinseca attraverso questi toni: Diritto Naturale e Diritto Positivo, vendetta divina e vendetta umana, giustizia giusta e non giusta; ricorda quando un giudice anziano prima di emettere le sentenze lanciava in aria i dadi e decideva in base al caso. Quindi una doppia alea: quella del dado e quella della sua vista (corta. per l’età).

Amenta chiosa: “Sintesi particolarmente sintetica del volume.  Marcello Vegna: “Letto e riletto il volume, molto significativo. Nella parte finale l’autore non parteggia, né per la giustizia, né per il perdono; sembra però che simpatizzi maggiormente per il perdono, ma un perdono ch’è punitivo per chi lo riceve. Quindi perdono si, ma come vendetta. Egli non vuole dare una soluzione ma vuol lasciare al lettore il piacere di arrivare a delle conclusioni proprie. Queste a mio avviso, la forza e la valenza di questo libro, che mira non già ad affermare la prevalenza del perdono sulla vendetta, o viceversa, ma tende bensì ad offrire al lettore altri spunti di riflessione”. Seguono ora le domande dei giovani studenti ai due magistrati: 

1^ domanda: -Il 12 febbraio ricorre l’anniversario dell’assassinio di Vittorio Bachelet avvenuto nel 1980, quando ai funerali il figlio Giovanni perdonò gli assassini di suo padre. Anni dopo, un gruppo di brigatisti scrisse: “siamo stati sconfitti quando siamo stati perdonati”. Cosa ne pensa?  2^domanda: -Si è soliti distinguere l’antico testamento, in cui prevale la figura di un Dio giudice e vendicativo, dal nuovo Testamento, incentrato più sul perdono e sulla misericordia. Concorda con questa distinzione? Pensa che misericordia e giustizia siano compatibili? 3^Domanda: Lei cita il bel film di Monicelli “Un borghese piccolo piccolo” in cui Alberto Sordi interpreta il ruolo di un padre spietato, che vendica il suo unico figlio, ucciso per sbaglio da un commando di terroristi. Cosa pensa della legittima difesa e della possibilità che un privato cittadino arrivi ad uccidere per tutelarsi?

RISPOSTE: Alla Prima domanda. Grillo: Esiste una giustizia riparativa, che qualcuno definisce giustizia dello Stato, che postula una pena certa. L’art. 27 della Costituzione dice che la giustizia deve avere finalità rieducative, ma la pena deve essere concreta. Seconda domanda: Il Dio che si vendica giunge alla giustizia attraverso la vendetta, però non sempre. Al Terzo quesito: Nel film di Monicelli Un borghese piccolo piccolo, l’azione del protagonista, Giovanni Vivaldi non è di legittima difesa, ma, si tratta di vendetta studiata, metabolizzata, portata avanti con estrema lucidità, individuando dapprima l’assassino del figlio e il suo domicilio. Una vendetta vera e propria. Per quanto attiene alla legittima difesa, afferma: - “Nel domicilio domestico cerco di tutelare la mia integrità e quella dei miei familiari.”-

Frasca:  -“ Grazie ai Lions e all’Istituto Don Bosco per il convegno qui organizzato. Il libro di Carlo Maria Grillo è una sollecitazione alla riflessione. La leggerezza dell’esposizione, si coniuga straordinariamente con la profondità dei contenuti che riuniscono quello che in realtà era l’uomo e il magistrato”. Rispondendo anche lui alla prima domanda posta dallo studente ricorda che dopo il funerale di Vittorio Bachelet, il figlio Giovanni dichiarò:” Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papà, vogliamo pregare perché, senza nulla togliere alla giustizia, che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta”. Ricorda la storia turbolenta degli anni ’70, anni di piombo nei quali vari movimenti e vari accadimenti, hanno segnato la vita della nazione  (Statuto dei Lavoratori ,scioperi, lotte sociali, compromesso storico) , fenomeni terroristici, rossi e neri, entrambi tendenti ad abbattere lo Stato, che ha risposto  sempre con le leggi. In Sicilia furono travolte tutte le classi sociali, da omicidi efferati; ma lo Stato ha risposto con le regole della Costituzione, nata dalla fusione di varie anime. Essa recita che la pena deve rieducare il condannato e va applicata sempre. A proposito della legittima difesa risponde: “L’Italia è uno dei paesi più sicuri del mondo. In altri Stati, come Sud Africa e USA, c’è una corsa alle armi, anche se non è vero che essa ingenera sicurezza, ma “Rassicura”. Lo Stato dice: “Io ti do la possibilità di sparare e così ti senti più sicuro. Quarta domanda: Nei “Miserabili”, il protagonista cambia vita non dopo i lavori forzati, ma quando il vescovo “compra la sua anima” donandogli due candelieri d’argento. Vuole commentare questo celebre passo di Victor Hugo? Quinta Domanda: Può parlarci della riforma della giustizia? E’ d’accordo con chi vuole abolire la prescrizione o chi la considera una garanzia costituzionale? Sesta Domanda: Giovanni XXIII con la sua enciclica Pacem in Terris, esortava a non confondere l’errore, che va sempre condannato, con l’errante, che va sempre rispettato. Condivide questa posizione? Da magistrato ha potuto applicarla? Risposte Grillo: Sui miserabili: Il galeotto Jean Valiean e Jevart, ispettore di polizia. Sono due figure emblematiche del diritto positivo il poliziotto, e del diritto naturale il galeotto. Il rapporto tra il galeotto e il vescovo Myriel, con l’episodio dei candelabri, innesca una crisi di coscienza del vescovo, che, oltre a scagionare il galeotto per le posate trafugate, dichiara che erano un suo regalo e aggiunge in dono anche due candelabri d’argento. Ricordando poi anche la vicenda di Antigone e Creonte, constata che il dilemma tra i due diritti è eterno, ma alla fine, prevale sempre il Diritto Naturale. Rispondendo anche alla domanda sulla prescrizione, afferma che questa è uno dei problemi dell’Italia e in passato si è sempre battuto perché venisse abolita, oggi è favorevole ad una prescrizione modificata in modo da non consentire ai processi di essere rinviati “Sine Die”. Su Giovanni XXIII, che nell’enciclica Pacem in terris ha detto no a chi diceva che i comunisti andavano all’inferno, rileva che il pontefice ha fatto bene ad averli “rimessi a corte”. Risposte Frasca: C’è un bombardamento mediatico che ha trasformato il problema della prescrizione, come problema della giustizia. Sono solo il 3% i processi interessati da questa riforma. La durata degli stessi non dovrebbe superare i 4 mesi, come avviene in Germania, per cui l’obiettivo è fare i processi e risolverli velocemente. “La prescrizione è la morte del processo; una morte innaturale”. Ammonisce:” Non confondere Prescrizione e Durata Processuale, non indulgere a manie di persecuzione o giustizialismi fuori misura, ne a slogan come “fine processo – imputato a vita”.

Settimo studente: Pascal definisce la giustizia “ciò ch’è stabilito”. Cosa ne pensa? Crede nel valore assoluto o relativo della giustizia? Ottava domanda: A proposito del collaboratore di giustizia che si è macchiato di delitti efferati, crede che egli debba subordinare la sua collaborazione ad uno sconto della pena o deve collaborare senza aspettarsi nulla dallo Stato? - Nona Domanda: Lei scrive di non essere un buon cristiano. Non pensa che riconoscendolo sia sulla buona strada per diventarlo?

Risposte Grillo: Su Pascal: “E’ un pessimista antropologico. La forza e la giustizia dovrebbero coesistere” –(Spada e Giustizia)-, Però alla fine egli si esprime a favore della forza. Valore relativo in quella umana, assoluto in quella divina. Sul  Collaboratore di giustizia: “Questa legislazione premiale non l’abbiamo inventata noi; già nel ‘700 Melchiorre Gioia scriveva che chi si pente deve essere premiato. Debbo inoltre costatare che grazie a questa legislazione premiale dei pentiti abbiamo saputo cose che non avremmo mai scoperto. Su Giovanni XXIII: vivo in modo onesto e quasi cristiano, non baciapile; ho molti dubi e la mia fede non è immensa. Spero però di migliorare.”

Risposte Frasca su Pentiti e collaboratori di giustizia:” senza il contributo di alcuni di loro, brancoleremmo ancora nel buio. Essi hanno aperto un mondo di conoscenza.  Il problema è di chi li segue, che deve saper accertare la genuinità delle loro asserzioni (come faceva Falcone). Le nostre forze di polizia sono le più preparate del mondo, in assoluto, ma ci sono dei punti in cui l’apporto dei collaboratori di giustizia è stato determinante, perché egli ( Falcone) filtrava le notizie in maniera eccezionale, facendo cadere in contraddizione chi mentiva. “Conclude il suo intervento ringraziando anche la scuola, nelle sue articolazioni, docenti e alunni, ch’ è un patrimonio di ricchezza, perché in queste domande che i giovani hanno proposto, c’è una sintesi di riflessione e questo è un motivo di speranza, perché il futuro di questo Paese, un futuro difficile, è alimentato in modo straordinario , da questa linfa che viene da questi ragazzi che sono così attenti ai fenomeni e non si limitano alla lettura epidermica dei fatti, ma entrano dentro i fatti e si interrogano, ponendo degli interrogativi che sono tutt’altro che facili.

Il PDG Gianfranco Amenta chiude gli interventi: ”E’ stata una riunione di altissimo livello e valore, per la qualità dei due principali protagonisti. Non poter continuare sull’approfondimento di queste tematiche e non avere più la possibilità di rispondere ad altre domande è motivo di scuse da parte nostra, ma nel contempo dico ai giovani che, qualora volessero continuare, potrebbero entrare nelle nostre file come Leo.” La SVDG Avv. Mariella Sciammetta: “Sono convinta che i ragazzi, dopo questa bellissima, anche se breve, esperienza formativa, della quale mi congratulo, vorranno entrare nelle nostre file, perché ne abbiano contezza ogni giorno.” L’IPDG Dottor Enzo Leone: Grazie Bianco, Amenta, Vegna; E’ stato anche il titolo del convegno che mi ha incuriosito. Vorrei portare l’attenzione su l’Appagamento. Si è parlato di vendetta e di perdono ed io mi chiedo: “è più appagante vendicarsi o perdonare? Talvolta usiamo la vendetta in maniera anomala, perciò questo stimolo alla riflessione lo faccio a me stesso e lo faccio anche a Voi”. – Giuseppe Bianco:- Oggi andiamo via da quest’aula arricchiti, coscienti d’avere speso bene queste ore della nostra vita, perché abbiamo saputo di più su argomenti che riguardano tutti noi. Quindi, avere coscienza e conoscenza credo che siano le basi per affrontare qualsiasi situazione.

Le riflessioni anodine su vendetta, legalità e giustizia, proposte e narrate da Carlo Maria Grillo, autore del libro, ma soprattutto le risposte da lui date insieme al suo collega Frasca alle domande dei giovani, hanno scatenato negli animi dei partecipanti a questo convegno, sentimenti di autentica passione; una “lectio magistralis” che rimarrà nelle loro e nelle nostre coscienze, per la grande cultura e l’alto valore dei due magistrati. Personalmente esco appagato da quanto ho appreso sulle origini, le motivazioni e la storia della vendetta (ma è davvero così esecrabile?)  e il perdono (che poi può diventare punitivo); su diritto positivo, “le leggi vigenti dello Stato, siano o no giuste” e il diritto naturale, cioè quella legge superiore capace di difendere  i diritti inviolabili dell’individuo; quello che il filosofo Kant definisce: “l’insieme delle condizioni secondo le quali l’arbitrio di ognuno può coesistere con l’arbitrio degli altri, per il principio generale di libertà” , lo stesso Kant  che poi, citando” la legge morale ch’è in noi”- dice che- “al pari di un cielo stellato sopra di noi, ci fa sentire veramente uomini”.