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Distretto 108Yb

Il Multidistretto 108 Italy dalle origini ad oggi. Quale ruolo e quale prospettive?

Presidente del Consiglio dei Governatori MD Italy anno sociale 2008-2009

Sappiamo che l’attività di servizio che compete istituzionalmente ai clubs, soci dell’Associazione e come tali cellule fondamentali di LCI- viene razionalizzata, organizzata e supportata attraverso organi intermedi, quali il Distretto (una struttura, suddivisa in zone e circoscrizioni e guidata da un governatore), e, ampliando il concetto, attraverso il Multidistretto che costituisce la sintesi di tutti i distretti normalmente rientranti territorialmente nel contesto di una nazione. Non mi pare superfluo delineare, sia pure in maniera succinta, l’evoluzione del lionismo in Italia da quando esso approdo’ nel nostro paese nel 1951. Al riguardo mi piace ricordare un particolare che conferma come a volte certi avvenimenti significativi siano determinati dal caso:        un      giorno lo svizzero Oskar Hausmann, milanese d’adozione e uomo di affari, incontro’ per motivi di lavoro, uno svedese di nome Harsagen e rimase incuriosito da un distintivo azzurro e oro con una L al centro che il suo interlocutore portava all’occhiello. Avendo appreso che era il simbolo di un’ Associazione Internazionale basata sulla solidarietà umana, sull’amicizia disinteressata e sulla reciproca comprensione, che già si era diffusa in Europa, ma di cui in Italia non si aveva riscontro, Hausmann, quasi preso da una folgorazione,  pensò di attivarsi al fine di costituire un sodalizio in Italia e fu così che il 5 marzo 1951 venne omologato dalla Sede Centrale il LC di Milano e il successivo 19 maggio fu sottoscritta la charter da 22 soci fondatori con Presidente l’Avv. Mario Boneschi che qualche anno dopo sarebbe stato  eletto Governatore del primo Distretto italiano. Per inciso Hausmann non si fermò al club di Milano ma si adoperò per dare vita a numerosi altri sodalizi sparsi in tutta Italia, Sicilia compresa, come appresso vedremo. Dopo Milano, in rapida successione e in ordine sparso, seguirono Napoli, Torino, Firenze, Bergamo, Pescara, Como e Parma e quindi al Congresso di Firenze del 12 settembre 1953 venne costituito il Distretto dei Lions Club italiani cui venne attribuito dalla sede centrale il n. 108 perché l’italia fu l’ottavo paese europeo ad accogliere il lionismo. Il n.1 era stato assegnato alla Svezia in cui era nato il primo club europeo. I Club continuarono a proliferare: e già nel 1957 al Congresso di Roma si cominciò a ventilare la possibilità di strutturare il Distretto in Multidistretto, ma i tempi non erano  ancora maturi, tanto che la proposta  venne addirittura ritirata, senza neanche essere discussa. Ma ormai l’idea si era fatta strada nei cento e più club nel frattempo fondati e cosi - dopo che al Congresso di Montecatini del 1958 era pervenuta dal governatore in carica una sollecitazione a dare vita ad un “Multidistretto Italia” attraverso la suddivisione del vigente  Distretto unico  in diversi sub distretti - si giunse alla fatidica data del 28 maggio 1959  quando al settimo Congresso Nazionale di Rapallo l’Assemblea con 193 voti favorevoli e 135 contrari approvò la costituzione del Multidistretto  che comprendeva 5 Distretti contraddistinti ovviamente dal numero 108 seguito dalle lettere I.T.A.L.Y.

108 I - Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia

108 T –Le 3 Venezie (o Triveneto), Emilia

108A– Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia

108 L – Lazio, Toscana,Umbria, Sardegna

108 Y – Campania, Basilicata,Calabria e Sicilia

Ma i club e i soci continuavano a crescere in maniera esponenziale anche per l’entusiasmo coinvolgente e trascinante di Oskar Hausmann – nel frattempo nominato per la sua straordinaria ed instancabile opera di  proselitismo Delegato di LCI per il Sud Europa  e Rappresentante dell’Associazione per l’Italia– che riuscì ad estendere il lionismo addirittura sino alla Sicilia, “in quella da sempre ritenuta l’isola per antonomasia” come  sottolineò Pino Grimaldi in un suo messaggio indirizzato proprio  al LC di Palermo Host in occasione del cinquantennale. E cosi nacque il club di Palermo  nel 1956, seguito da quello di Catania nel 1957, Ragusa nel 1958, Agrigento, Caltanissetta, Marsala, Messina, Siracusa e Trapani nel 1959, Taormina nel 1960, Castelvetrano nel 1961, Augusta, Caltagirone e Paternò nel 1962, Canicattì, Enna e Gela nel 1963, Sciacca nel 1964,Acireale e Piazza Armerina nel 1966, Adrano, Cefalù e Licata nel 1969 che poi a loro volta sponsorizzarono altri club e cosi via. L’opera di Hausmman si fermò solo per gravi motivi di salute dopo 24 anni e nella toccante lettera di commiato del 31 gennaio 1975 si dichiarò orgoglioso di avere creato 384 clubs con 19.000 soci da lui definiti “tutti veri amici tesi all’unico scopo di volersi bene, di fare del bene e di servire la propria comunità.” Nel contempo comunico’ che a sostituirlo con le funzioni di  Segretaria dell’Ufficio Italiano di Lions International sarebbe stata la signora Loredana Mandelli, che già lo aveva collaborato e che nel nuovo incarico dimostrò doti straordinarie di leadership e di signorilità. Hausmman si spense a Lugano il 29 ottobre 1982. Non mi risulta – e vorrei tanto essere smentito- che alcuno dei club da lui fondati abbia promosso eventi o iniziative per onorare la sua memoria. Naturalmente lo straordinario incremento di club determinò col passare del tempo l’inadeguatezza della originaria suddivisione per cui si procedette progressivamente a graduali ristrutturazioni degli originari 5 distretti   portandoli prima a 7 nel 1973, e  9 nel 1975,per poi, dopo una stasi di quasi un ventennio, salire a 12 per infine giungere agli attuali 17 distretti che raggruppano circa 1360 clubs con 40.000 soci. A proposito del MD non si può dire che l’idea di dare vita a questa entità sia stata compresa e accettata dalla base associativa che anzi si manifestava diffidente esprimendo la propria contrarietà nelle assise congressuali di Roma (1957) e Montecatini (1958) ed anche a Rapallo non  tributandogli plebiscitari consensi, ma solo una maggioranza risicata (193 voti favorevoli e 135 contrari). E peraltro lo stesso Statuto, che venne emanato l’anno successivo, non offriva al MD  spazi che potessero autorizzare paure di autoritarismo o rischi di accentramenti di poteri, perché l’art.7 sanciva che spettava ai sub-distretti la rappresentanza dei lions clubs italiani, lo sviluppo, il progresso e la disciplina del lionismo in Italia, nonché la promozione di attività che superino la sfera di azione e di possibilità di singoli clubs” Ed anche all’organo piu’ significativo del MD, cioè il CdG, cui, in base all’art.10 competeva la rappresentanza del Distretto Multiplo, veniva assegnato il compito di esaminare, coordinare e definire le questioni di comune interesse dei singoli sub-distretti, proponendo, promuovendo e perseguendo lo sviluppo di un’attività coordinata ed unitaria dei sub-distretti: quindi nessuna possibilità di autonoma promozione e perseguimento dello sviluppo del Lionismo in Italia, ma solo una sostanziale presa d’atto di iniziative promosse dai sub-distretti, considerati dallo Statuto come i veri protagonisti e artefici del lionismo italiano . Nonostante queste restrizioni che limitavano in maniera esponenziale il potere e l’agire del CdG,  nei vari congressi in cui dovevano assumersi decisioni su un nuovo testo dello statuto MD o su proposte di riordino territoriale del MD regolarmente inserite all’odg, sistematicamente venivano addotte motivazioni in gran parte pretestuose che però trovavano terreno fertile per bloccare il tutto, mettendo in atto la tecnica del rinvio, del non decidere, dello rimbalzare sui congressi degli anni successivi le relative decisioni, magari nel frattempo deliberando in sede assembleare la costituzione di Commissioni per studiare ciò che  Commissioni immediatamente   precedenti avevano studiato e proposto, oppure dando vita ad ampollosi Seminari Multidistrettuali sulla materia, destinati a rimanere lettera morta. Come mai – si chiedeva Carlo Martinenghi, una delle penne più raffinate e incisive del lionismo- questo atteggiamento di diffidenza e di sospetto da parte di coloro che rappresentano la base associativa, cioè i delegati dei club, verso coloro che rappresentano i responsabili della conduzione del MD e dei distretti, che pure sono stati eletti dai club e che quindi dovrebbero goderne la fiducia? Eppure non è cosi e -concludeva l’indimenticabile direttore della rivista-“forse io sono un ingenuo e non vedo le manovre machiavelliche che l’assemblea sembra volere attribuire agli organi di gestione delle nostre strutture organizzative”. Comunque devo dire che questo andazzo continuò per parecchio tempo e così in via esemplificativa ai Congressi Nazionali di Senigallia, Milano, Montecatini, Trieste e Lecce certamente non furono scritte pagine esaltanti per il lionismo. A questo punto una rapida riflessione: i compiti attribuiti al MD dallo Statuto vigente all’epoca potevano in un certo senso legittimare la tesi di trovarci di fronte ad una mera entità amministrativa priva di capacità di indirizzo politico, anche perché a quei tempi l’attività dei club si sustanziava precipuamente in una limitata opera filantropica, in un’assistenza spicciola, materiale e locale che quindi ben poteva essere svolta nella comunità di pertinenza del club, senza necessità di coordinamento centrale. Ma nel frattempo molte cose sono cambiate nel panorama lionistico: una svolta storica definita il “nuovo corso del lionismo”, negli anni 70, frutto di una rilettura approfondita delle nostre tavole fondamentali e soprattutto dei nostri scopi che sottendevano ad un ben più ampio impegno di moralità e di promozione civile, politica e culturale e quindi, presa coscienza di questa nostra funzione, si passò ad una visione di ben più ampio respiro, volta allo svolgimento di una vera e propria attività pubblica, ad una presenza nel sociale. Tutto ciò ovviamente fece emergere la difficoltà a che attività e fini richiedenti per la loro complessità impegni più ampi sia dal punto di vista umano che territoriale e finanziario potessero essere adeguatamente raggiunti dalle singole unità locali per cui si rivalutò la funzione e i compiti dei distretti e, a cascata, del MD. Ma fondamentale per il rilancio e il riconoscimento del ruolo del Multidistretto e del CdG fu il nuovo Statuto Internazionale approvato alla Convention di Indianapolis ed entrato in vigore a luglio del 2001 – che come scrisse argutamente Carlo Padula “ha messo tutti d’accordo” - e soprattutto gli Statuti Tipo MD gradatamente emanati dalla Sede Centrale e recepiti . Significativa è al riguardo l’attribuzione al CdG - che è un organo del MD e quindi sua parte integrante - di promuovere e perseguire lo sviluppo del lionismo in Italia (che- come abbiamo visto-nello Statuto dell’epoca era di competenza dei distretti) e di esaminare, coordinare e decidere le questioni di  comune interesse dei club e dei distretti (Regol. Art. 12,1) Al Presidente del Consiglio dei Governatori ( che è un officer del  MD) compete in via  esclusiva la legale rappresentanza del  MD (Statuto art.9 p,1 e Reg.art.13 p.1), la promozione degli scopi e delle finalità dell’Associazione (Reg.art.13 p,1 a), la creazione e promozione di uno spirito di comprensione tra i distretti (Reg.art.13.1c),. Si potrebbe obiettare ma  tra gli scopi del MD vi è pur sempre quello di fornire una struttura amministrativa al servizio dei lions club al fine di promuovere gli scopi e le finalità dell’Associazione nel MD e di coordinare iniziative di rilevanza multidistrettuale e quindi questo ribadirebbe la funzione meramente burocratica di tale organizzazione, ma tale argomentare dimostrerebbe prima facie la sua fallacia perche’- a parte il fatto che tali mansioni sono svolte dall’ufficio di segreteria nazionale ubicato in Roma presso la sede del MD-, sta di fatto che statutariamente (art.3)  è attribuito a tale Ente lo scopo di sviluppare la vocazione internazionale dell’Associazione e diffondere nella pubblica opinione la conoscenza dello spirito lionistico  e di promuovere la collaborazione fra i club per la realizzazione di iniziative di servizio e di utilità sociale a favore di terzi senza fini di lucro e nel rispetto della libertà e pari dignità dei club associati . E mi pare che tanto basti per chiudere l’argomento sulla validità, efficacia ed utilità dell’Organizzazione Multidistretto che va mantenuta magari con aggiustamenti riguardo alla strutturazione territoriale dei distretti che lo compongono, come da più parti  viene sollecitato, ma su questo doverosamente mantengo il riserbo, per rispetto verso la Commissione istituita ad hoc e di cui ho l’onore di fare parte. Ovviamente di fronte a certe critiche a volte interessate, livorose e comunque ingenerose, esorto tutti, me compreso, a non dimenticare che sono uomini e donne ad essere preposti a queste delicate mansioni di responsabilità apicale con le loro capacità, il senso dell’equilibrio, l’umiltà, la sagacia, l’inventiva, ma anche con le loro debolezze, l’arroganza, la presunzione, i preconcetti. E quindi noi confidiamo che  prevalga il buon senso, il rispetto verso gli altri e soprattutto la consapevolezza che il fine primo ed ultimo dev’essere per qualunque lion il bene dell’Associazione e la tutela dell’immagine del lionismo in Italia, in Europa, nel mondo.

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